About

Quando sono in treno a causa del criticatissimo, non da me, pendolarismo universitario, a volte penso ai colori. Penso alla tonalità del blu del mattino e del verde del pomeriggio. Penso al cobalto e al marrone della sera. A volte anche al rosa, quello del sole e delle case. Penso alle cose vere, quelle che contano, quelle più sfuggenti e vicine. Penso al caldo dell’inverno e al freddo delle serate estive. Forse non dovrei pensare alle cose più dolorose ma a quelle leggere, che si posano come la scia di una lumaca, quelle che non si tolgono più. Penso anche al mare e alle sfumature delle onde trasparenti, troppo lontane per essere toccate ma abbastanza vicine per essere vissute e sentite. Ho sempre tratto ispirazione dai quei paesaggi mai giudicanti e sempre presenti.

Concludo con una frase di Paul Gauguin, inesauribile fonte di trip mentali:

“Sentivo solo i battiti del cuore. Al chiarore lunare che vi filtrava attraverso, distinguevo le canne della mia capanna allineate a intervalli regolari. Nel sonno potevo immaginare lo spazio libero sopra la testa, la volta celeste, le stelle. Ero ben lontano dalle prigioni, le case europee. Una capanna Maori non esilia, non ritaglia l’individuo dalla vita, dallo spazio, dall’infinto. “

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